C’è qualcosa nell’aria in quelle domeniche mattina,
quando il cielo scivola via lento
e il sole scalda solo le foglie più alte.
È nella corsa di un papà che sfida il figlio,
nel passo lento di un uomo non più giovane,
ma pur sempre uomo,
che accompagna il cane.
È sulla mia panchina.
C’è la stanca noia del dovere,
in una giovane ragazza, sotto braccio ad una signora che ne ha viste tante,
o nel figlio con la madre, distanti e con le mani in tasca.
C’è la voglia di non arrendersi,
nel passo breve, appena sollevato dal terreno, di un maratoneta ormai finito,
o nell’andatura barcollante della signora – sarà almeno al terzo giro.
La musica, sì, lei c’è sempre,
nelle orecchie di un uomo a passo svelto,
nelle parole di un ragazzo che la ripete a voce alta (con un accento curioso)
nelle campane lontane quando intonano un motivo abusato,
nel curioso canto delle cornacchie e dei pappagalli, sembra quasi che gli dicano –
“E voi? Voi che fate qui?”,
nel tubare dei piccioni e dei colombi.
E poi un bambino che corre in mezzo agli uccelli e li fa fuggire,
un altro che chiede al padre di spiegargli la vita,
il lento passo sincrono delle coppie, vicine o lontane,
giovani o anziane,
e quello veloce di chi non si interessa a guardare quanto mondo c’è intorno.
E c’è Lui.
Può un alito di vento spingere più forte il cuore?
Basta davvero così poco?