Perdimi
in un tramonto
nell’intangibile
caducità
del nostro domani.
Lascia che guardi
per l’ultima volta
la perfetta simmetria
delle tue scapole.
Dissolvimi
come sasso
in uno stagno.
Perdimi
in un tramonto
nell’intangibile
caducità
del nostro domani.
Lascia che guardi
per l’ultima volta
la perfetta simmetria
delle tue scapole.
Dissolvimi
come sasso
in uno stagno.
Paziente
come goccia di rugiada
su di un masso
impenetrabile.
Ingenuo
come la luce
d’un lampione
che fa a gara
con la Luna.
Forte
come quercia secolare
mentre spira
il vento
dell’evidenza.
Venite avanti,
c’è posto in prima fila.
Inghiottite
dalla fioca luce
d’una notte d’estate
cadono
speranze vane
d’immaginati amori
e vaghi
riaffiorano
pensieri scalzi
temendo di risvegliare
col loro passo pesante
nostalgie sepolte
mai completamente morte.
La dolce brezza
anche se calda
è carezza di violino
sui miei pensieri bianchi e neri
che indugiano sulle tue mani
perfette anch’esse
in armonia totale
con il resto di te.
Vorrei di nuovo
perdermi
nell’abbraccio dei tuoi occhi
per ricordare
che profumo ha
la felicità
e goderne di nuovo
anche solo per un secondo.
Noi,
fottuti pedoni
d’una scacchiera infinita,
ignari soldati
di una guerra mai voluta,
siamo segnati
come il tabacco che brucia
nelle nostre siringhe di carta.
Non vincerai mai
una partita a carte
con il Destino,
neppure barando
potresti.
I tuoi occhi
sì,
l’ho sentiti parlare,
raccontare l’amore con
lacrime
d’amara dolcezza,
così prese
dal carezzare il tuo volto
rugoso,
da non accorgersi
che il mio cuore
s’era fermato,
vinto,
a guardare
l’arrendevole tenerezza
d’un uomo che piange.
Dimentica
d’esser mai nato
perchè solo così
potrai sconfigger la morte.
Dimentica
d’aver mai amato
perchè solo così
vincerai il dolore.
Dimentica
prima d’ogni altra cosa
il suo volto,
o ricorderai
d’esser nato
per amarla.
Goditi
l’ultimo canto dell’usignolo
prima che il vento
inizi a spirare
sui nostri sogni
ormai infranti.
Mi troverai
lì,
fra l’incertezza del sole
quasi sopito
e il silenzioso incedere
della pallida Signora,
intento a cercare
nei miei occhi chiusi
il tuo sorriso.
Datele un giorno
senza sole,
saprà cosa farne.
Una fredda sera
d’inverno,
l’accenderà.
Un pallido pomeriggio
d’autunno,
rifiorirà.
Non datele mai
un giovane amore,
se non lo vuole.
Lo brucerà
cercando di spegnerlo.
Confuse
cadono
su di me
stille di cielo.
Ignare
bagnano
il tuo ritratto
scolpito a forza
sulle mie ossa.
Quante volte
i miei occhi
han provato a fare lo stesso
offrendo lacrime
già sconfitte in partenza.
Neppure il tempo
arbitro dell’eterna lotta
fra la vita e la morte
può aiutarci
ora che il Ricordo
lurido verme
con la sua lama
impregnata di sorrisi e di carezze
infierisce sul mio costato
e bagna la terra
con gocce d’amaro amore.
Mi sono specchiato
nell’alba
ed ho visto
chiaro
limpido
come cascata d’acqua cristallina
il tuo riflesso.
Sto invecchiando,
amore.
Vorrei morire così
beandomi del cielo limpido
stordito
dalle carezze del vento
delicato
come la mano di seta
d’un pianista di ghiaccio
mentre il sole
tediato
buca le palpebre
ultimo scudo
di occhi già uccisi
dalla sua brillante
maestosità.