Felicità

Continuare a negarsi la felicità,
cedendole solo per un breve momento, per ritrarsi poi subito, con forza anche maggiore,
lasciando che siano le contingenze della vita a dettarne il passo,
soffocando i più profondi e puri desideri
con l’arida razionalità del buon senso.
è un modo sciocco di vivere la vita.

Accogli la felicità,
concedile di dettare il passo,
lasciale il suo spazio, intenso
per quanto breve sarà.

Fuori tempo

Quand’anche i tuoi occhi
vedranno quanto i miei avranno forse scordato,
e bagneranno quelle labbra, le tue,
che piccoli morsi hanno ormai consumato,
con lacrime calde e amare,
le tue notti insonni saranno forse le mie,
vegliate al lume di un futuro sperato e mai nato.

Piccole ed insignificanti le vedrai,
le ansie del passato
al cospetto dell’errore
di un amore mai curato.

Domenica mattina

C’è qualcosa nell’aria in quelle domeniche mattina,
quando il cielo scivola via lento
e il sole scalda solo le foglie più alte.

È nella corsa di un papà che sfida il figlio,
nel passo lento di un uomo non più giovane,
ma pur sempre uomo,
che accompagna il cane.
È sulla mia panchina.

C’è la stanca noia del dovere,
in una giovane ragazza, sotto braccio ad una signora che ne ha viste tante,
o nel figlio con la madre, distanti e con le mani in tasca.

C’è la voglia di non arrendersi,
nel passo breve, appena sollevato dal terreno, di un maratoneta ormai finito,
o nell’andatura barcollante della signora – sarà almeno al terzo giro.

La musica, sì, lei c’è sempre,
nelle orecchie di un uomo a passo svelto,
nelle parole di un ragazzo che la ripete a voce alta (con un accento curioso)
nelle campane lontane quando intonano un motivo abusato,
nel curioso canto delle cornacchie e dei pappagalli, sembra quasi che gli dicano –
“E voi? Voi che fate qui?”,
nel tubare dei piccioni e dei colombi.

E poi un bambino che corre in mezzo agli uccelli e li fa fuggire,
un altro che chiede al padre di spiegargli la vita,
il lento passo sincrono delle coppie, vicine o lontane,
giovani o anziane,
e quello veloce di chi non si interessa a guardare quanto mondo c’è intorno.

E c’è Lui.

Può un alito di vento spingere più forte il cuore?
Basta davvero così poco?

Mancanze presenti.

Mi manca
ogni tua forma imperfetta
e quanto di mio ho lasciato sulle tue labbra
al cospetto dei tuoi sguardi severi.

Ingiustamente pretendo
l’impossibile stasi del tuo essere.
Parzialmente distruggo
ogni tua manchevolezza nei nostri confronti.
Involontariamente tralascio
ogni colpa figlia del mio arrancare nel mondo.
Mi chiedo da tempo
se il treno che m’ha portato qui
non fosse pieno di false parole
tanto che ho quasi paura
di salirci di nuovo.

È nato già grande,
con rughe da vecchio
e sogni di fanciullo,
l’amore che mostrammo al mondo
con indosso l’abito della festa
ed al polso un orologio d’inchiostro blu.

Drowning

Sul confine
fra volontà e dovere,
con un desiderio sotto braccio
e la sua negazione sulle spalle,
solchi
profondi
le impronte che lascio
sull’arida sabbia
unico abitante
del deserto della tua assenza.
In ginocchio
al confessionale del mio destino
racconto i miei peccati
in cerca di vana assoluzione
soluzione
redenzione
direzione.
Contro il vento dell’imperfezione
alito gelido dell’inadeguatezza
non basterà una sciarpa
fatta di aspettative per il domani.
I sarti sono in ferie
ma anche non lo fossero
il saldo della mia tenacia
ricorda il rosso del mio imbarazzo
davanti allo specchio dei giorni che passano.
Ho sigillato
la mia scorta di felicità
ed ho buttato la chiave.
Potrei forzare la serratura
o rompere il vetro di ricordi
da cui la guardo ogni minuto
se solo non conoscessi
le mie scarsi doti da scassinatore.

Sottofondo: Ours – I’m a monster

Patience

Corde di violino
rigide come marmo
sinuose come onde spumose
fiaccano
e squarciano
abiti di cartapesta,
sorprese
dal trovarvi sotto
niente più che un’anima malinconica
intenta a rifarsi il guardaroba.
Non servirà a nulla
costruire mura di pietra
se un tuo solo sguardo saprà abbatterle,
inutili
cancelli impenetrabili
di cui già hai la chiave.
Rimani
ancora qualche giorno
nella stanza degli ospiti,
sto imbiancando.

Sottofondo: The Album Leaf – Streamside

The spot on the door.

Come ferro
su calamita
inesorabile
scalcia
ogni tua parte
rifugiata nel mio punto più caldo
alla fugace visione
della curva del tuo collo
meta passata delle mie labbra
confusione presente delle mie mani
piacere
senza tempo
per la vista.
Ancora qualche giro
per le lancette della mia sicurezza
prima che sia di nuovo ora
minuto
secondo
per la felicità.

St. Augustine

Vivi nei miei occhi
nell’inutile vociare del mondo
che baratterei volentieri
con un tuo singolo respiro
sulle mie labbra.
Incantato
da melodie ritrovate
quasi per caso
o forse grazie al fato
nella criniera d’un purosangue,
quando il sole è ormai sopito
e le stelle giocano a scacchi
mi perdo dentro di me
su una barca rossa
coi remi ancora asciutti
gli ormeggi ormai tirati
e la dispensa quasi vuota.
Babordo o tribordo
non è quello che m’interessa
mentre mi specchio
e sistemo la divisa da mozzo
guardando la tua foto
appesa dove la cornice forma un angolo.
Il mare è calmo
fuori dagli oblò
e sembra che salperemo
poco prima che faccia giorno
o anno
nuovo.

Sottofondo: Band of horses – The Great Salt Lake