Confuse
cadono
su di me
stille di cielo.
Ignare
bagnano
il tuo ritratto
scolpito a forza
sulle mie ossa.

Quante volte
i miei occhi
han provato a fare lo stesso
offrendo lacrime
già sconfitte in partenza.

Neppure il tempo
arbitro dell’eterna lotta
fra la vita e la morte
può aiutarci
ora che il Ricordo
lurido verme
con la sua lama
impregnata di sorrisi e di carezze
infierisce sul mio costato
e bagna la terra
con gocce d’amaro amore.

Vorrei farti provare
la fragile certezza
della veglia
mentre il sogno
signore incontrastato
mischia le carte.

E’ lì che vorrei stare,
in quell’eterno secondo
di scontata resistenza,
perso
come il mozzo d’una nave di cartone
sbattuta qua e là
da una tempesta d’incertezza.

Lì capiresti,
in un breve battito di ciglia,
che ho sempre avuto ragione.

.

Ascoltavo distratto
ritratti confusi di te
quando hai bussato.
Mi sarei tolto una o due costole
per farti posto,
t’avessi visto.
Quando sei tornato,
dissotterravo radici
certo che l’inverno non sarebbe finito tanto presto.

Parole di piombo
sparate con disprezzo
su sagome di carne.
Sanguina ancora
violentemente
mentre digrigna i denti
nell’ultimo sussurro di te.
L’hai quasi ucciso, sai?
Volti le spalle noncurante,
con l’arroganza di chi sa che vivrà per te.

Roboanti riecheggiano
silenzi confusi
su immagini annebbiate
di giorni mai sazi
del tuo veleno di miele.

Non me ne andrò,
dice.
Ingenuo
ridi,
mentre inspiri speranza
diluita in trasognata felicità,
dimentico delle cicatrici che porti.

Citazioni.

Immagini di scapole
e di tasche piene di fegato.
Lampi di ghiacciaie
e di parole incastrate su rami.
Attimi infiniti
di passeggeri mezzi falsi
su treni
lungamente sognati e mai arrivati.
Mani tremanti che scoprono
amore,
occhi affamati che divorano
illusioni.

Onicofagia seriale
è il mio antidoto.
Tu
sei il mio veleno.

Scoprire
che viverti
è un po’
morire.
Capire
che viverti
no,
non si può.
Odiare
il morire
vissuto
per viverti.
Amare
il vivere
ucciso
per morir di te.

Sospeso,
in equilibrio precario,
fra un vattene
ed un torna presto.