Inghiottite
dalla fioca luce
d’una notte d’estate
cadono
speranze vane
d’immaginati amori
e vaghi
riaffiorano
pensieri scalzi
temendo di risvegliare
col loro passo pesante
nostalgie sepolte
mai completamente morte.

La dolce brezza
anche se calda
è carezza di violino
sui miei pensieri bianchi e neri
che indugiano sulle tue mani
perfette anch’esse
in armonia totale
con il resto di te.

Vorrei di nuovo
perdermi
nell’abbraccio dei tuoi occhi
per ricordare
che profumo ha
la felicità
e goderne di nuovo
anche solo per un secondo.

Noi,
fottuti pedoni
d’una scacchiera infinita,
ignari soldati
di una guerra mai voluta,
siamo segnati
come il tabacco che brucia
nelle nostre siringhe di carta.

Non vincerai mai
una partita a carte
con il Destino,
neppure barando
potresti.

Confuse
cadono
su di me
stille di cielo.
Ignare
bagnano
il tuo ritratto
scolpito a forza
sulle mie ossa.

Quante volte
i miei occhi
han provato a fare lo stesso
offrendo lacrime
già sconfitte in partenza.

Neppure il tempo
arbitro dell’eterna lotta
fra la vita e la morte
può aiutarci
ora che il Ricordo
lurido verme
con la sua lama
impregnata di sorrisi e di carezze
infierisce sul mio costato
e bagna la terra
con gocce d’amaro amore.